martedì 26 aprile 2011

Ozio, dolce far nulla o tempo perso?

C'è chi tira sempre la carretta e chi ha bisogno di riposare, chi va dritto alla meta e chi ci arriva concedendosi qualche pausa. Non è solo questione di energia fisica; ancora di più contano l'atteggiamento mentale e il valore che si attribuisce all'attivismo (produttività o frenesia?) ed al riposo (l'ozio è un'arte o è tempo perso?). Dieci domande per scoprire il vostro profilo nella scala che separa la formica dalla cicala

test a cura dello psicologo MAURIZIO BRASINI - Psiconet

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venerdì 22 aprile 2011

Il bluff dei farmaci generici Erano gratis, ora si pagano

I consumatori: "Lo Stato si fa lo sconto a spese nostre, basta con il ticket occulto". Nei prossimi giorni si saprà quanti "equivalenti" torneranno a non avere costi di MICHELE BOCCI

 

ROMA - Dalla mattina di venerdì scorso in Italia c'è un ticket occulto su centinaia di generici. Chi entra in farmacia si trova a pagare da alcuni centesimi a diverse decine di euro per medicinali che fino a pochi giorni fa erano gratuiti. L'Aifa ha infatti abbassato il valore dei rimborsi per i cosiddetti "equivalenti" dal 10 al 40% per far risparmiare il sistema sanitario circa 600 milioni all'anno. Il problema è che al provvedimento dell'agenzia non sono seguite riduzioni di prezzo da parte di tutte le aziende produttrici. E i cittadini devono accollarsi una spesa imprevista per una buona parte dei 4.200 generici. È esplosa così l'ira delle associazioni come Federanziani, che ieri ha scritto al presidente Napolitano perché venga sospeso il provvedimento di Aifa, e anche delle Regioni. In particolare della Toscana. 

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lunedì 18 aprile 2011

Longevità, 10 luoghi comuni da sfatare

Preoccuparsi fa bene alla salute, mentre l'ottimismo è sopravvalutato. Divorziare può far bene solo alle donne e lavorare troppo non accorcia la vita. Sono alcune delle tante, inaspettate conclusioni cui sono giunti Howard S. Friedman e Leslie R. Martin. I due ricercatori hanno appena pubblicato i risultati del "Longevity Project", una ricerca iniziata nel 1921 dallo psicologo Lewis Terman che decise di  inseguire il segreto della lunga vita esaminando le risposte di 1.500 americani seguiti dalla scuola in poi per tutta la vita. Ecco quali sono, secondo il suo studio, i luoghi comuni da sfatare e i segreti della longevità.
a cura di IRMA D'ARIA

Interattivo 

Italiani, fertilità dimezzata in 20 anni la lenta estinzione degli spermatozoi

Dal congresso del Suni l'allarme per quella che viene definita un'emergenza nazionale nascosta: nelle coppie infertili, la causa è nell'uomo il 55% delle volte. Colpa dell'inquinamento, dello stress, di comportamenti sessuali a rischio e di patologie come il varicocele

 

 
ROMA - Non ci sono più gli uomini di una volta e il mito del macho italiano non esiste più. Frasi fatte come queste non si reggono solo sull'evoluzione dei rapporti tra i generi, ma anche su una realtà clinica verificata: anche se non ne parlano i telegiornali, infatti, il problema dell'infertilità maschile è ormai una sorta di emergenza nazionale, tanto che nelle coppie infertili il 55% delle volte la causa è nell'uomo. Il dato, presentato come eclatante e nuovo perché riferito a statistiche del 2010, è la base dell'allarme lanciato al 60° congresso della Società degli urologi del Nord Italia (Suni), in corso fino a sabato a Bologna.

La capacità riproduttiva dei maschi italiani è andata riducendosi nel tempo con il cambiare delle abitudini, dell'ambiente, del modo di vivere e dell'insorgere di patologie connesse ai nuovi stili di vita. Al congresso è stata citata un'indagine svolta un decennio fa, secondo la quale dal 1940 al 1990 la concentrazione media degli spermatozoi sarebbe crollata da 113 a 66 milioni. Negli ultimi vent'anni, poi, secondo quanto affermato da Giuseppe Martorana, presidente del congresso e direttore della Clinica urologica della Università di Bologna, "il numero degli spermatozoi prodotti si è quasi dimezzato".

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martedì 12 aprile 2011

Il profumo non è lo stesso per tutti Ognuno ha il proprio "radar" per gli odori

Una ricerca su Nature rileva che il sistema olfattivo non funziona sempre allo stesso modo. Vale per i topi e dovrebbe valere per gli uomini quanto accertato da un team Usa di ricerca, grazie a una tecnica in grado di far brillare le connessioni neuronali: nel viaggio dal naso al cervello gli effluvi seguono percorsi differenti

di ADELE SARNO

ROMA - Una rosa è una rosa, ma la percezione del suo profumo potrebbe variare da persona a persona. Lo dice uno studio pubblicato su Nature 1, secondo il quale la strada che un odore percorre per andare dal naso al cervello non è necessariamente la stessa per tutti. In altre parole non è detto che l'impulso odoroso, una volta captato e decodificato dai "radar" della mucosa nasale, vada sempre nello stesso modo verso la cosiddetta corteccia olfattiva primaria. Ovvero quella "centralina" che si trova nel cervello e che è in grado di interpretare oltre 10.000 odori. 


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venerdì 8 aprile 2011

La meditazione batte i farmaci Basta un'ora per dimezzare il dolore

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, lo zen ha un effetto analgesico. Durante l'esercizio della concentrazione "positiva", nel cervello si accendono alcune aree e se ne spengono delle altre in un'azione "combinata" che riduce la sofferenza anche del 40%

di ADELE SARNO


 
ROMA - Altro che analgesici: quando il dolore è troppo forte basta un'ora di meditazione. La capacità di concentrare la propria mente e liberarla dai pensieri negativi, infatti, avrebbe il potere di ridurre l'intensità del dolore fino al 40%. Non solo, abbasserebbe del 57% anche quella sensazione spiacevole che segue la sofferenza. Queste "certezze" sono il punto d'arrivo di uno studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, secondo il quale lo zen batte i farmaci perché è in grado di influenzare l'attività delle aree cerebrali che controllano lo stimolo doloroso, regolandone il grado di intensità. In altre parole, dicono i ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Center di Winston-Salem (Usa), la meditazione ha il potere di "assopire" la corteccia somatosensoriale e di "svegliare" il cingolo anteriore, l'insula anteriore e la corteccia fronto-orbitale. Questa azione "combinata" sulle aree che governano la percezione del dolore ha un potere analgesico.

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lunedì 4 aprile 2011

Perdere peso… dormendo

Dormire adeguatamente fa raddoppiare le possibilità di perdere peso e avere successo nel dimagrire

Cosa c’è di più semplice da fare per perdere peso senza dover impazzire o spendere chissà che cifra in prodotti dimagranti? Non pensarsi troppo e farsi una bella dormita.

Può sembrare strano, ma è quello che suggeriscono gli scienziati della nota organizzazione sanitaria statunitense “Kaiser Permanente”. Certo, al sonno bisogna abbinare una dieta equilibrata e un po’ di esercizio fisico che, detto tra noi, non fa mai male. Però, il sonno recita il ruolo da prima stella: dormire infatti da un minimo di 6 ad almeno 8 ore a notte fa raddoppiare le possibilità di perdere peso, suggeriscono al KP.

Perché il dormire fa, per così dire, perdere peso? Perché, spiegano gli esperti del KP, dormire bene e il tempo adeguato riduce lo stress. E, ridurre lo stress, non solo fa bene alla salute in generale, ma evita di farci cadere in tentazione dal mangiare durante la giornata concedendosi stuzzichini, cibo spazzatura vario e altre atrocità spinti dal desiderio di compensazione. 


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Stress, le più colpite sono le mamme

Aumentano le donne che lavorano a tempo pieno, ma lo stress incombe minaccioso su di loro

C’era da aspettarselo, le mamme lavoratrici sono le più stressate. La vita frenetica, le pressioni del "capo" e dei colleghi, il traffico in città - almeno due volte al giorno - ci rendono persone nervose, agitate, arrabbiate… stressate, in pratica.


Le donne, che non sono solo tali, ma anche mamme e lavoratrici sono le persone che maggiormente vengono colpite dallo stress e dall’infelicità.
Ad asserirlo è il Centre for Work and Life dell’University of South Australia che ha notato come le mamme possano essere più tristi proprio a causa delle pressioni lavorative e familiari. Ma la vita dura, in parte, la fanno anche gli uomini che tra i 29 e i 49 anni sembrano lavorare davvero molte ore portando seri squilibri alla loro vita.


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