lunedì 31 dicembre 2018

Il sale rosa dell’Himalaya continua a spopolare tra i Millennials, grazie a chef e influencer. Ma non è benefico per la salute e il prezzo è salato

Non fa bene alla salute – almeno non più di quello bianco – ma non fa neanche male, non arriva davvero dall’Himalaya e costa parecchio più di quello normale. Eppure il sale rosa sta vivendo un momento di popolarità planetaria, e ingiustificata. A raccontare la sua incredibile storia, che c’entra molto con l’associazione inconscia dei colori agli alimenti, con alcune credenze popolari infondate e con tendenze lanciate da personaggi pubblici e influencer, è il giornale americano The Atlantic.  L’articolo della giornalista specializzata in alimentazione Amanda Mull racconta come si è arrivati al successo, non senza una punta di ironia verso questa gigantesca bufala.
Innanzitutto, è necessario sfatare uno dei miti più alimentati. La stragrande maggioranza del sale rosa non arriva dal monte più alto del mondo, ma dall’enorme miniera di Kewhra che si trova a sud della catena himalayana, in Pakistan, tra le città di Lahore e Islamabad. Si tratta di un luogo quasi mitico, esteso su un’area di più di 110 km quadrati, scavati per più di 200 metri di profondità fin dall’antichità, che secondo la leggenda sarebbe stato scoperto addirittura da Alessandro Magno: un luogo pieno di fascino, quindi, ma non nel cuore della montagna.
Inoltre, lì il sale non viene raccolto a mano, come spesso scritto sulle confezioni e raccontato nelle pubblicità, ma con macchinari e con l’aiuto di una ferrovia interna, visto che la quantità media annuale di sale estratto è di 325 mila tonnellate (una punta di iceberg rispetto alle stimate 6.687 miliardi di tonnellate presenti).
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sabato 29 dicembre 2018

Tante volte sento, ho la pelle spenta, sottile,  mi sento stanca, sono sempre malaticcia…ecc….
la realtà è che spesso, anzi sempre, ci preoccupiamo di mangiare bene, di fare attività fisica e curare il nostro aspetto esteriore e di acqua nemmeno l’onda!
l’acqua apporta benefici, direi magici (si perchè se ne parla talmente poco che quando si scoprono i suoi benefici, si grida al miracolo)
vediamo insieme benefici e smentiamo alcune dicerie da panchina

  • se ti alleni con regolarità, bevendo, noterai che i tuoi allenamenti saranno più efficaci a causa di un buon equilibrio di elettroliti;
  • imagestuoi reni, beh ti ringrazieranno,funzioneranno meglio e ti sentirai più leggera
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mercoledì 26 dicembre 2018

Le feste e i chili di troppo: mangi e ingrassi? Risolvi così

Dopo Natale e Capodanno, la Befana porterà via le feste e ci lascerà qualche chilo in più: proviamo a capire come smaltirlo




Le feste

Paese che vai tradizione che trovi. Ma una cosa è certa: tra Natale e l’Epifania il cibo è generoso. Le vacanze invernali, infatti, sono tradizionalmente un momento di festa con familiari, amici e persone care. È quindi un momento di abbondanza. Non a caso, la maggior parte dell’aumento di peso durante l’anno si osserva durante le festività natalizie. Diversi studi hanno rilevato che l’aumento di peso, legato all’aumento della massa grassa, durante le festività natalizie non si perde nei mesi successivi, cioè durante i mesi primaverili ed estivi e che l’incremento ponderale è direttamente proporzionale all’età. Esistono però degli éscamotage per ridurre i danni.


Prima le proteine

Il cibo sarà abbondante e il desiderio di assaggiare tutte le portate sarà forte. Concentrati pertanto sui cibi ricchi in proteine. Le proteine, infatti, possiedono un potente effetto saziante, sia nell’immediata loro assunzione che nelle ore successive al pasto. Questo contribuirà a favorire l’insorgere della fame e ad accelerare l’insorgere della sazietà. Inoltre, consumare le proteine prima di carboidrati amidacei contribuisce a ridurre la glicemia post-pasto e le risposte di insulina.

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lunedì 24 dicembre 2018

“EFFETTO GRINCH”: QUANDO LE FESTE PORTANO AL RISCHIO DEPRESSIONE. COME SOPRAVVIVERE

Chi potrebbe risentire in modo negativo del clima natalizio sono in particolare meteoropatici e bipolari


Ci sono persone alle quali le musiche natalizie che risuonano da settimane nei negozi, con case e strade illuminate a festa, non fanno un bell’effetto. Il periodo di fine anno non è per tutti di gioia e attesa ma può innescare depressione, malumore, spossatezza e irritabilità. Insomma, una sorta di “effetto Grinch”, dal personaggio di fantasia che detesta il Natale e qualunque cosa abbia a che fare con questa festività. "A rischiare di risentire in modo negativo del clima natalizio sono in particolare due tipologie di persone", spiega all'AdnKronos Maurizio Pompili, professore di psichiatria, direttore della scuola di specializzazione in psichiatria all’Università Sapienza di Roma e del Servizio per la Prevenzione del suicidio dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Andrea.

Meteoropatici
"In un caso - spiega Pompili - si tratta di chi è affetto da Seasonal affective disorder (Sad), disturbo che insorge nel tardo autunno-inverno e si protrae a primavera e può ripetersi nel corso degli anni. Il freddo e la riduzione delle ore di luce possono indurre stati depressivi, peggiorati dalla dimensione di euforia altrui e dalle aspettative eccessive legate alle feste natalizie. Non ci si sintonizza sulla lunghezza d'onda degli altri, e si percepisce una frattura con la società".

Bipolare
Non solo: "Il Natale rischia di essere un periodo difficile per chi soffre di disturbo bipolare, patologia che alterna stati depressivi a eccitamento euforico. Si tratta di persone in equilibrio molto precario, che hanno bisogno di ritmi regolari, sonno adeguato, pochi stimoli. Con le feste si dorme meno e l'eccitazione generale può innescare stati depressivi: arriva allora l'insonnia o un'eccessiva sonnolenza, l'irritabilità e la spinta a mangiare continuamente carboidrati".

sabato 22 dicembre 2018

Con un bicchiere di vino ridotta la probabilità di ricoveri

Meno rischio in chi consuma con moderazione alcol che in astemi

ANSA) - ROMA, 12 DIC - Bere alcolici con moderazione (non più di un bicchiere di vino al giorno) ridurrebbe il rischio di andare incontro a un ricovero ospedaliero.

Lo suggerisce uno studio del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell'IRCCS Neuromed di Pozzilli (IS), in collaborazione con il Dipartimento di Nutrizione dell'Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, secondo cui chi consuma alcol moderatamente, nel contesto di un'alimentazione fedele alla tradizione mediterranea, ha un rischio minore sia rispetto a chi beve troppo, sia rispetto agli astemi. Pubblicata su Addiction, la ricerca ha coinvolto 21.000 individui arruolati nello studio Moli-sani, il cui stato di salute è stato monitorato per oltre 6 anni, analizzando le loro abitudini nei confronti delle bevande alcoliche e il numero dei ricoveri ospedalieri.

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sabato 15 dicembre 2018

IL POTERE CURATIVO DEI LEGUMI

Tutti i legumi sono importanti e con ottime proprietà nutrizionali. Ecco quali sono, come cucinarli, perché causano flatulenza, quali sono le indicazioni nutrizionali, quante kcal apportano e i tanti vantaggi per la salute che offrono.


I legumi sono i semi commestibili delle piante appartenenti alla famiglia delle Leguminose, sono una vera fonte di ricchezza a livello nutrizionale, soprattutto quelli freschi o secchi e possibilmente biologici.
Molti legumi offrono straordinari benefici alla salute, diete ricche di legumi sono seguite per abbassare i livelli di colesterolo e ridurre il rischio di diversi tipi di cancro.
I legumi uniti ai cereali forniscono all'organismo delle proteine complete, più che "la carne dei poveri" come venivano definiti un tempo, si potrebbero chiamare "la carne delle persone sane".
Il valore nutritivo dei legumi è rappresentato in primo luogo dall’elevato contenuto di proteine di buon valore biologico perché costituite da aminoacidi essenziali. Sono una fonte di carboidrati ed apportano una minima quantità di lipidi contenuti maggiormente nella soia e nell’arachide.
Offrono una potente azione antiossidante, apportano inoltre fibra, vitamine del gruppo B e sali minerali quali ferro, calcio, fosforo, potassio e magnesio.

Le proprietà dei legumi

> Sono ricchi di vitamine del gruppo B (B1, B2, niacina)
> Contengono vitamina C 
> Contengono calcio, ferro, fosforo, potassio, magnesio e molti oligoelementi e fibre
> Sono un’ottima fonte di proteine
> I ceci sono indicati per chi è anemico e durante la gravidanza per l’apporto di ferro e calcio
> le fave e le lenticchie hanno proprietà rimineralizzanti 
> le lenticchie hanno proprietà galattogoghe 
> la soia è altamente proteica e contiene tutti gli aminoacidi essenziali 

I legumi consumati insieme ai cereali, come nei piatti tipici popolari, pasta e fagioli, pasta e ceci, riso e piselli, riso e lenticchie, costituiscono un ottimo piatto, completo di carboidrati e proteine.

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giovedì 13 dicembre 2018

Zucchine immortali: dopo quatto mesi sono sempre uguali. Com’è possibile? Inchiesta della tv svizzera Patti Chiari

Dimenticarsi le zucchine nel cassetto del frigorifero e ritrovarle immutate dopo mesi. Com’è possibile? Se lo domanda Gianfranco, un cittadino svizzero che dopo aver comprato delle zucchine, le scorda sul davanzale e, dopo mesi, le trova uguali a come le aveva lasciate. Sorpreso vuole ripetere l’esperimento e ricompra alcune zucchine dello stesso tipo (spagnole da agricoltura convenzionale) mettendole a confronto con un paio invece biologiche provenienti dall’Italia. A questo punto Gianfranco decide di fotografare l’evoluzione, ogni giorno, per mesi. Il risultato è strabiliante: dopo 4 mesi le zucchine spagnole sembrano appena comprate, mentre quelle italiane appaiono completamente disidratate e rimpicciolite fino quasi a scomparire. A questo punto lo stupore si trasforma in inquietudine e Gianfranco si domanda se siano stati usati trattamenti particolari sulle zucchine per farle resistere così a lungo e se siano state impiegate sostanze che potrebbero nuocere alla salute di chi le mangia.
Il consumatore vuole saperne di più, e si rivolge a Patti Chiari, la trasmissione svizzera che si occupa di diritti dei cittadini-consumatori. Il team della redazione acquista numerosi campioni di zucchine, importate e locali, e le porta in un laboratorio specializzato in analisi alimentari.
I risultati sono incoraggianti: tutti gli ortaggi, sia svizzeri sia spagnoli, sono conformi alla normativa per quanto riguarda i pesticidi. Sulle zucchine spagnole però, gli esperti trovano tracce di cere e oli vegetali estranei al frutto. È probabilmente questo mix presente sulla superficie esterna che permette di allungare la vita dell’ortaggio, diminuendo l’evaporazione dell’acqua e quindi la disidratazione.
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Hai bisogno di ferro? Mangia tanti spinaci! In realtà il minerale è molto più presente negli alimenti di origine animale come dice l’Iss

Contrariamente alla credenza popolare molto diffusa, consolidata dai cartoni animati del celebre Braccio di ferro, gli spinaci non sono la miglior fonte di ferro per l’organismo, perché gran parte del minerale presente nelle foglie non può essere utilizzato. Il motivo è che  gli spinaci contengono anche sostanze che ne inibiscono l’assorbimento da parte dell’intestino (1). Il tema è trattato in una nota dell’Istituto superiore di sanità (Iss) nella sezione Falsi miti e bufale.
Il ferro è il minerale più abbondante del corpo umano e gioca un ruolo decisivo nella formazione dei globuli rossi (cellule del sangue che trasportano l’ossigeno ai tessuti per farli funzionare). Un uomo adulto o una persona anziana dovrebbe assumerne 10 mg al giorno, mentre per le donne in età fertile la dose raccomandata è quasi doppia: 18 mg(2).
Le persone affette da anemia (carenza di globuli rossi) nel mondo sono moltissime, oltre il 10%, sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo. In molti casi la condizione è causata proprio da una carenza di ferro(3). Quando si riscontra il problema è utile integrare la dieta con alimenti ricchi di ferro facilmente assimilabile dall’organismo. È comunque buona regola chiedere consiglio al medico e verificare se si ha effettivamente bisogno di un supplemento. L’eccesso di ferro, soprattutto della forma che non viene assorbita bene dall’intestino, può dare qualche fastidio, come diarrea o crampi addominali.

Il ferro è presente nel cibo in due modi. Quello più facile da assimilare si trova nella carne di pollo, manzo, maiale, cavallo, selvaggina, e nel pesce, alimenti che contengono circa il 40% di “ferro Eme”.  I vegetali e le uova contengono invece ferro nella forma inorganica detto ” ferro non-Eme”, che risulta meno assimilabile dall’organismo.
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martedì 11 dicembre 2018

Come si sceglie un buon panettone? Una lettrice chiede consigli. Eccoli.

Mi è capitato un paio di volte di voler acquistare un panettone speciale per fare bella figura. Confezione superdecorata di un marchio non noto e promessa di qualità  dal nome della pasticceria sulla confezione. Non è andata proprio così. È stata l’unica volta nella mia vita che ho dovuto buttare il panettone perché era veramente immangiabile, secco e apparentemente vecchio, anche se non scaduto. In un’altra occasione ho comprato un panettone ai marroni a marchio di una rinomata pasticceria in montagna. Anche in questo caso una delusione. A fronte di un prezzo elevato, la quantità di castagne contenuta era davvero ridotta. Direi tracce. Che ne pensate di questi episodi?”
Carla, Milano
Preparare un buon panettone non è facile. È un dolce della tradizione molto particolare, perché richiede una perfetta lievitazione, che avviene a più riprese. Prepararlo in casa è quasi impossibile: chi ci ha provato lo sa. La ricetta deve essere seguita alla lettera per riuscire a far lievitare un impasto appesantito dalla ricchezza degli ingredienti, uvette, canditi o, nei tipi più moderni, pezzetti di marron glacé, gocce di cioccolato… Il mercato negli ultimi anni si è sbizzarrito, per attrarre il consumatore.
Per trovare un buon prodotto, per prima cosa occorre verificare in etichetta che contenga burro, uno dei grassi più pregiati della pasticceria. Un’altra variabile importante sono i tempi di lievitazione, la quantità del burro, la freschezza delle uova, il tipo e la quantità di canditi e uvetta.
Contrariamente ad altri dolci, il panettone è il prodotto principe della pasticcera , uno dei pochi preparato con una  lievitazione naturale e che utilizza solo ingredienti di qualità, senza grassi vegetali. Proprio per la complessità della preparazione e per l’alternanza delle varie fasi di lievitazione e raffreddamento (realizzata mettendo i panettoni a testa in giù per 16 ore o in un tunnel a temperatura e umidità controllata per 8 ore) il dolce di Natale si presta bene ad essere preparato a livello industriale. L’intero processo richiede 2-3 giorni e molto spazio a disposizione.
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Un cittadino su due denuncia, troppo difficile curarsi

Cittadinanzattiva, liste d'attesa più lunghe in oncologia

ROMA - Accedere ai servizi sanitari è diventato più difficile: più di un cittadino su due (il 56% nel 2017, +2% rispetto al 2016) denuncia di non riuscire a curarsi nelle strutture pubbliche. Aumentano i tempi per le liste di attesa, le segnalazioni sono salite dal 54,1% del 2016 al 56% dello corso anno. Il maggiore disagio riguarda le visite specialistiche, in particolare quelle oncologiche (segnalazioni dal 7,8% del 2016 al 9,9% del 2017), per chemio e radio terapia.

A fornire i dati è il 21mo Rapporto PIT Salute Cittadinanzattiva - Tribunale del malato. L'accesso ai servizi sanitari pubblici può trasformarsi in un'operazione complessa sia per i tempi che per i costi, spiega il rapporto. Ma a pesare sono i costi: quello dei farmaci, con le segnalazioni che passano dal 19,4% del 2016 al 23,8% del 2017, e quello dei ticket per esami diagnostici e visite specialistiche nonostante la percentuale di persone che si è rivolta a Cittadinanzattiva per questo argomento sia passata dal 33,8% del 2016 al 30,9% del 2017. Per i pazienti che non riescono ad ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico in tempi brevi, l'altra croce è l'intramoenia: i costi di accesso alle prestazioni sanitarie vengono segnalati dal 14,6% dei pazienti rispetto al 13% del 2016. Risultano poi in aumento i problemi relativi all'assistenza territoriale, in particolare per quella di base erogata da medici di famiglia e pediatri.

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domenica 9 dicembre 2018

Scoperto gene dell’obesità: spegnendolo i topi mangiano senza ingrassare. Pillola in arrivo?

Un team di ricerca internazionale guidato da studiosi australiani ha scoperto che disattivando un gene – chiamato RCAN1 – i topi possono mangiare a volontà senza ingrassare. Il gene è presente anche nell’uomo, e gli scienziati stanno sviluppando farmaci in grado di inattivarlo. La scoperta potrebbe portare a una pillola anti-obesità rivoluzionaria.



Disattivando un singolo gene chiamato RCAN1 i topi possono mangiare a volontà senza aumentare di peso. Poiché lo stesso gene è presente nell'essere umano, gli autori della scoperta suggeriscono che con una semplice pillola (in grado di inattivare il suddetto gene) si potrebbe definitivamente rivoluzionare la lotta contro l'obesità e le malattie metaboliche correlate, come ad esempio il diabete di tipo 2. A determinare l'efficacia della modifica genetica un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università Flinders di Adelaide, Australia, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Divisione di Cardiologia dell'Università del Texas e del Southwestern Medical Center di Dallas.

Gli scienziati, coordinati dal professor Damien J. Keating, docente presso il Dipartimento di Fisiologia umana e del Centro delle Neuroscienze dell'ateneo australiano, sono innanzitutto andati a caccia di nuovi candidati genetici legati all'aumento di peso, identificando nel gene RCAN1 – già ribattezzato “gene dell'obesità” – un ruolo chiave nella regolamentazione del metabolismo e nella produzione del calore corporeo. Disattivandolo attraverso una modifica ad hoc in modelli murini (topi), Keating e colleghi hanno osservato che gli animali alimentati per un lungo periodo con cibi ad alto contenuto di grassi non aumentavano di peso.

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venerdì 7 dicembre 2018

Prodotti naturali non senza rischi, attenzione in gravidanza, ai bimbi e anziani

VigiErbe, un sito dell'Iss per segnalare le reazioni avverse


Integratori alimentari, tisane, medicinali omeopatici o derivati da erbe: i prodotti 'naturali' sono spesso utilizzati ma non privi di rischi. A mettere in guardia è l'Istituto superiore di sanità (Iss), che ha predisposto un sito web per aiutare i cittadini a segnalare eventuali reazioni avverse a questi prodotti.
    Sempre più persone fanno ricorso a preparati erboristici, di medicina tradizionale cinese e ayurvedica, così come vitamine e probiotici per mantenersi in salute, migliorare il proprio aspetto fisico o per arginare ansia e insonnia. "A volte - spiega l'Iss - si è spinti all'uso di questi prodotti anche nella convinzione che le sostanze naturali che li compongano siano di per sé garanzia di sicurezza. Tuttavia anche questi preparati possono provocare eventi avversi, in alcuni casi anche gravi". Le informazioni sulle possibili reazioni avverse, ricorda l'Iss, sono importanti soprattutto nelle donne in gravidanza, nei bambini, negli anziani e nelle persone che assumono cronicamente farmaci.

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lunedì 3 dicembre 2018

I nostri capelli sono pieni di pesticidi

Siamo pieni di pesticidi, anche nei capelli. A lanciare l'allarme è uno studio che rivela come nei nostri capelli si insinuino quantità elevate di sostanze tossiche che possono danneggiare anche gravemente il nostro sistema nervoso.

Il test è stato condotto dall’istituto Ires (Institut de Recherche & d’Expertise Scientifique) di Strasburgo per conto del Gruppo verdi/Ale al Parlamento europeo. Sono stati analizzati i capelli di  148 cittadini in 6 differenti Stati: Italia, Germania, Francia, Belgio, Regno Unito e Danimarca.

Dal test, condotto in forma anonima e su persone residenti sia in campagna che in città, è emerso che il 60,1% dei capelli era contaminato da uno o più pesticidi. La fascia più colpita sono i giovani fra i 10 e i 20 anni, con un tasso di contaminazione del 73,7%.

Fipronil, peregrina, propiconazolo e clorpirifos etile. Sono questi i pesticidi che abitano i capelli degli italiani. Il Fipronil era presente nel 45,8% dei campioni testati, contro una media europea inferiore al 30% (29,7%). Seguono Permetrina (25%), Propiconazolo (20,8%) e Clorpirifos Etile al 16,7%, un pericoloso insetticida.

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sabato 1 dicembre 2018

Burro di arachidi: dalla colazione allo spuntino, il grasso che fa bene

Popolarissimo negli USA e sempre più diffuso anche da noi, soprattutto tra gli amanti del fitness, il burro di arachidi è un alimento dalle molteplici proprietà nutrizionali che, nelle dosi giuste, può arricchire positivamente l’alimentazione quotidiana.


Tutti pazzi per il burro d’arachidi. Si tratta sostanzialmente di una crema spalmabile ottenuta dalla macinazione dei semi di arachidi tostati, che vengono poi impastatati. Spesso, per rendere il prodotto più appetibile, il burro di arachidi che si trova in commercio viene addizionato anche di zuccheri, grassi idrogenati, stabilizzanti ed emulsionanti, che declassano di molto il prodotto dal punto di vista della qualità nutrizionale. Ecco perché, prima di acquistarlo, è bene controllare sempre l’elenco degli ingredienti e controllare che il prodotto scelto contenga solo arachidi tostate.

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venerdì 30 novembre 2018

Morbillo, boom di casi nel mondo: 110mila morti nel 2017

Nel mondo il morbillo ha provocato 110mila morti nel 2017, e il numero dei casi è aumentato del 30% rispetto all'anno precedente. Lo afferma un rapporto pubblicato all'Oms, secondo cui dal 2000 oltre 21 milioni di persone sono state salvate dalle vaccinazioni. I casi sono cresciuti in tutte le regioni dell'Oms, tranne nel Pacifico Occidentale, per la scarsa copertura vaccinale. Gli aumenti maggiori in America, Europa e Mediterraneo Orientale.

Fonte

lunedì 26 novembre 2018

Patate viola: le fantastiche proprietà e come cucinarle per valorizzare i benefici

Quali sono le proprietà delle varie tipologie di patate viola (vitelotte, violette, turchesa e blu), ma anche consigli e ricette per cucinarle al meglio
Tutti voi conoscete le patate bianche, gialle e probabilmente anche quelle rosse-arancioni ma sapete che esistono anche le patate viola? Scopriamo tutte le loro proprietà e come cucinarle al meglio.
Le patate viola fanno parte, come le più tradizionali patate, della famiglia delleSolanacee. Si tratta di una varietà antica di tubero che proviene dalle Ande peruviane ma che da tempo ormai si coltiva anche in altri paesi, tra cui Francia e Italia, e si sta riscoprendo non solo per il sapore e il colore particolare e accattivante (molto caro ai grandi chef) ma anche per le proprietà.
Sono patate che si caratterizzano non solo per il colore, ma anche per la forma allungata, le piccole dimensioni e la consistenza interna molto farinosa.
In realtà esistono diverse tipologie di patate di color violaceo o blu tra cui:
  • patate vitelotte dette anche patate nere
  • patate violette (che in realtà hanno la polpa gialla)
  • patata turchesa
  • patata blu
Le proprietà delle patate viola È proprio il caratteristico colore violaceo di queste patate a renderle particolarmente interessanti in quanto a proprietà e ad avergli fatto guadagnare il soprannome di patate “salva-salute”. Questi tuberi, infatti, sono particolarmente ricchi di antociani, sostanze dal potere antiossidante che ci proteggono dal rischio di cancro, ictus e malattie cardiache. In realtà gli antociani si trovano numerosi in tutta la frutta e la verdura delle tonalità di colori che vanno dal viola al blu ad esempio i mirtilli, considerate però che le patate viola ne contengono di più (è stato stimato che questi tuberi contengano circa 150 mg di antiossidanti per 100 gr a crudo). Tra l’altro il pigmento presente nella patata viola potrebbe aiutare nella prevenzione dei tumori. Questi tuberi contengono poi molto potassio, altri minerali, e vitamine (in particolare la vitamina C).

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domenica 25 novembre 2018

I paradossi dell’olio di oliva extravergine italiano

Nonostante la forte campagna in favore del consumo di olio extravergine nazionale, non se ne produce abbastanza per tutti e in alcune Regioni resta addirittura invenduto


Il perenne osannante bombardamento sulla salubrità della dieta mediterranea comprende l’invito a consumare olio extravergine di oliva (EVO). Si tratta di un ottimo consiglio che però sembra aver perso il suo fascino. Infatti, paradossalmente, il consumo medio pro-capite degli italiani negli ultimi anni è sceso di circa il 30 % passando da 12 kg a poco più di 8 kg. 
  
Le ragioni di questo calo nei consumi possono essere molteplici: da una parte l’aggressività dei produttori di altri oli (girasole, colza, soia, arachidi, ecc.) proposti, spesso in modo subdolo, come altamente salutari, e dall’altra l’ossessionante invito a consumare soltanto olio di oliva nazionale che è però insufficiente. 

Si calcola infatti che il consumo totale di olio extravergine di oliva in Italiaoscilli tra le 500.000 e le 600.000 tonnellate. Nelle annate “buone” la produzione nazionale è intorno alle 300.000 - 350.000 tonnellate.  Inoltre riusciamo a esportare ogni anno circa 300 – 400 mila tonnellate
  
E’ evidente che qualcosa non quadra e senza le massicce importazioni di olio di oliva dai vari Paesi che si affacciano sul Mediterraneo non avremmo olio a sufficienza per noi e, soprattutto, non ci sarebbe l’olio che la nostra industria olearia propone ai mercati internazionali con la dizione “made in Italy”. 


Ricordiamo che i vari ministri e presidenti del Consiglio che si avvicendano, indipendentemente dal colore politico, osannano la grande capacità del nostro Paese di esportare alimenti nazionali, incluso ovviamente l’olio di oliva, senza spiegare che le materie prime sono spesso d’importazione. 


Il paradosso è che contemporaneamente, in alcune aree geografiche, in particolare in Calabria, un ottimo EVO rimane invenduto nonostante sia offerto a prezzi incredibilmente bassi (circa 4 euro al Kg). 

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lunedì 19 novembre 2018

Pfas, causano infertilità e tumori. Il nuovo studio italiano

Pfas, i famigerati composti perfluorurati, potrebbero essere rischiosi per la riproduzione ma sarebbero alla base anche di disturbi del comportamento nei bambini, di diabete e di alcune forme di cancro.
A lanciare l'allarme è una nuova ricerca condotta dagli scienziati dell'Università di Padova, che hanno studiato il modo in cui i Pfas interferiscono con l'attività ormonale.
Al centro di numerosi dibattiti per via dei casi di contaminazione delle falde acquifere in Veneto, i Pfas sono stati oggetto di studio approfondito da parte dei ricercatori, che hanno valutato lo sviluppo e la funzione testicolare di 212 giovani di età compresa tra i 18 e 20 anni esposti all'inquinamento da Pfas.
Hanno poi confrontato i risultati ottenuti con quelli di un gruppo di controllo, formato da altrettanti ragazzi questa volta non esposti ai composti. I risultati non hanno lasciato spazio a dubbi.

domenica 18 novembre 2018

Fegato ingrossato, i sintomi da non trascurare

Il nostro fegato riveste funzioni importantissime per il nostro organismo e ci sono casi in cui il nostro corpo può stare benissimo pur avendo il 90% del fegato che non funziona più! Ecco i sintomi da non trascurare e che possono indicare che c'è qualcosa che non va.
Tra i sintomi più frequenti che indicano che il fegato ha dei problemi ci sono il gonfiore al ventre che può apparire arrotondato, dolore alla spalla destra e un cambiamento cromatico della sclera, ossia la parte bianca degli occhi, che appare ingiallita.
Ci sono anche molte problematiche manifestate tramite la pelle tra cui prurito ai palmi delle mani e sulle piante dei piedi.
Il fegato quando si ingrossa non ha molto spazio e può dunque portare pressione al cuore creando problemi come le aritmie, battiti cardiaci saltati, pressione sanguigna elevata ed incrementare la frequenza delle pulsazioni.
Dato che il fegato è vicino al cuore se si dorme sul fianco sinistro quando è ingrossato può creare problemi a respirare e a dormire, perciò dormire meglio sul fianco destro può essere indice di fegato ingrossato.
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venerdì 16 novembre 2018

Il killer silenzioso che ci ucciderà lentamente: L’uso del forno a microonde provoca queste malattie

Durante la Seconda Guerra Mondiale , due scienziati hanno inventato un tubo a microonde chiamato magnetron . Con l’uso del magnetron dal sistema radar britannico, le microonde sono riuscite a contribuire a trovare gli aerei di battaglie naziste.
Per incidente, Percy LeBaron Spencer della Compagnia Raytheon anni più tardi ha scoperto che le microonde cucinavano il cibo. Scoprì che le onde radar avevano sciolto la barra di cioccolato che aveva in tasca.
Il primo forno a microonde da vendere sul mercato, chiamato Radar Range , era grande e pesante come un frigorifero. L’apparecchio si è evoluto molto in apparenza ma la tecnologia è la stessa: l’uso di microonde per riscaldare, cuocere e cucinare cibo.
Il problema è che le microonde non devono essere usate negli alimenti e nei tessuti vegetali o animali. All’interno del suo forno a microonde ci sono 2,45 miliardi di hertz .
Il rischio diretto per il consumatore, quando il dispositivo è nuovo, non esiste molto, poiché la recinzione garantisce la protezione contro la perdita di radiazioni. Tuttavia, con l’invecchiamento del dispositivo, la perdita di radiazione attraverso la porta aumenta. La quantità di frequenza per danneggiare il corpo umano è di 10 hertz.
Quindi, dobbiamo essere cauti e non essere mai vicino a un forno a microonde funzionante. Non saprai se il tuo corpo è stato danneggiato dalla perdita fino al danno. Oltre al problema della perdita di radiazioni, ci sono altri.
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mercoledì 14 novembre 2018

Polvere d’oro con le bucce d’arancia

E’ tempo di arance, buonissime e super salutari. Se si comprano quelle non trattate potete utilizzarne anche la buccia, l’importante è essiccarla molto bene.
Preparate piccoli sacchetti contenenti le bucce intere, otterrete dei profumatori per la biancheria e l’ambiente che riposti nei cassetti, negli armadi o semplicemente sul termosifone, diffonderanno un piacevole aroma.
In cucina sono ideali per aromatizzare l’olio extra vergine d’oliva, basterà aggiungere le scorze di arance e far riposare per tre settimane, agitando ogni tanto il vaso. Trascorso questo tempo, filtrare l’olio, con un colino a maglie strette ed utilizzarlo per condire insalate, crostacei o quello che più vi piace.
Un ulteriore utilizzo prevede che vengano macinate, in questo modo le bucce sprigioneranno un aroma ancora più intenso, si ottiene una sorta di polvere d’oro da miscelare ad esempio con lo zucchero oppure il sale. Ottima da spargere sulle insalate, insaporire creme dolci o salate, pesce, carne, macedonie di frutta e crepes.
Come preparare la polvere d’oro:
lavare e sbucciare delle belle arance non trattate e togliere l’albedo, la parte bianca amarognola, con un pelapatate, basta non imprimere troppa forza.

Distribuire le bucce su una griglia e farle seccare lentamente nel forno ventilato a 50° per un paio d’ore, in alternativa lasciarle essiccare sui termosifoni.
Le scorze sono pronte quando diventano dure e si spezzano facilmente.
Farle raffreddare completamente e tritarle nel mixer.
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Vuoi ritrovare la linea? Parti dalla colazione

L’ansia di rimettersi in forma nel più breve tempo possibile può portare a fare scelte errate, come quella di saltare i pasti, in particola...