giovedì 23 aprile 2020

Covid-19, isolato il virus nelle lacrime di un paziente

Gli occhi diventano potenziale fonte di contagio


Il virus SarsCov2 è attivo anche nelle secrezioni oculari, ovvero nelle lacrime, dei pazienti positivi.

Lo dimostra uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine dai ricercatori dell'Istituto Spallanzani di Roma.
Partendo da un tampone oculare, prelevato tre giorni dopo il ricovero da una paziente positiva al virus, ricoverata presso l'ospedale Spallanzani alla fine di gennaio e che presentava una congiuntivite bilaterale, hanno isolato il virus dimostrando che esso è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive. 
Si tratta di una scoperta che ha "importanti implicazioni anche sul piano della salute pubblica, tant'è che il risultato è stato comunicato all'Organizzazione Mondiale della Sanità d'accordo con l'Editor della rivista prima della pubblicazione".
"Questa ricerca dimostra che gli occhi non sono soltanto una delle porte di ingresso del virus nell'organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio - commenta Concetta Castilletti, responsabile dell'Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani - ne deriva la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione in situazioni, quali gli esami oftalmici, che si pensava potessero essere relativamente sicure rispetto ai rischi di contagio che pone questo virus".
La ricerca ha inoltre evidenziato che i tamponi oculari possono essere positivi quando invece i campioni del distretto respiratorio non mostrano più tracce del virus: i campioni respiratori della paziente, infatti, a tre settimane dal ricovero risultavano ormai negativi, mentre il campione oculare era ancora debolmente positivo sino a 27 giorni dal ricovero. Saranno necessari ulteriori studi per verificare fino a quando il virus continua ad essere attivo e potenzialmente infettivo nelle lacrime. 

venerdì 17 aprile 2020

CORONAVIRUS: il COVID-19 non morirà con il CALDO, lo ha CONFERMATO uno STUDIO francese. Ecco i DETTAGLI

La notizia che il Coronavirus potrebbe morire ad una certa temperatura arriva dalla vicina Francia. Gli scienziati dell'Università Aix-Marseille hanno infatti effettuato dei test per capire come il virus possa sopravvivere e riprodursi anche a seguito di una lunga esposizione ad alte temperature.
I ricercatori hanno sottoposto i ceppi del patogeno a 60° per un'ora e il risultato è che il calore non è stato in grado di ucciderli tutti.
L'esperimento è stato effettuato da due colture di cellule renali da una scimmia africana. Una con proteine animali, quindi contaminato, l'altra senza alcun condizionamento. Dopo aver esposto la prima (quella contaminata) per 60 minuti a 60°C, alcuni ceppi sono sopravvissuti e si sono anche riprodotti in seguito, mentre nel secondo caso sono morti per intero.
Al contrario, in un altro test condotto a 92°C per 15 minuti di esposizione, l'efficacia è stata totale.
Alla luce di questi risultati viene in parte a decadere la teoria secondo la quale l'arrivo dell'estate potrebbe porre fine alla pandemia, ipotesi che del resto era già stata parzialmente smentita da diversi esperti.
Continua qui

giovedì 16 aprile 2020

Fare la spesa con i guanti: un video che spiega come metterli e, soprattutto, come toglierli

In questi giorni di quarantena le persone stanno iniziando a familiarizzare con alcuni dispositivi che prima non erano di uso quotidiano. Delle mascherine abbiamo più volte parlato ma è di questi giorni un video sul corretto utilizzo dei guanti monouso del gruppo Passione Sub Parma che per l’accuratezza e la semplicità con cui tratta l’argomento è stato citato ad esempio da Sergio Venturi, Commissario per la gestione dell’emergenza Coronavirus in Emilia-Romagna.

Continua qui (video)

mercoledì 15 aprile 2020

Coronavirus, in Toscana via ai test sierologici: accordo quadro per 400mila analisi. Nel Lazio test nelle Rsa, su sanitari e forze dell’ordine

Il governatore Rossi: ""Siamo di fronte alla più grande iniziativa di screening di massa che sia mai stata affrontata in Italia. Sarà utile per la fase 2". In Lombardia 20mila test al giorno, dal 21 aprile, cominciando dagli operatori sanitari e dai cittadini che devono tornare al lavoro nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi


La Toscana dà il via ai test sierologici. Saranno effettuati su 400mila persone, includendo anche i lavoratori dei servizi essenziali rimasti aperti fin dall’11 marzo. La Regione guidata da Enrico Rossi ha annunciato l’accordo quadro con 61 laboratori privati che integrerà il lavoro già svolto dal servizio sanitario regionale, impegnato in altri 140mila test riservati in via prioritaria ai lavoratori della sanità e a ospiti e operatori delle Rsa.
Tutti i dati dello studio epidemiologico verranno poi raccolti dalla Regione e caricati su un’applicazione per studiare la diffusione del virus suddiviso per categorie di lavoratori. “Siamo di fronte alla più grande iniziativa di screening di massa che sia mai stata affrontata in Italia”, ha detto Rossi. “Non esistono al momento – ha aggiunto – strumenti assoluti che possono risolvere la diagnostica” sulla diffusione del coronavirus.
Continua qui

Vaccino anti-Covid, in aprile via ai test sull’uomo


Coronavirus, all'ospedale di Novara al via la sperimentazione della cura con il plasma dei convalescenti
Coronavirus, all'ospedale di Novara al via la sperimentazione della cura con il plasma dei convalescenti

Potrebbe interessarti: https://www.novaratoday.it/attualita/coronavirus-cura-plasma-novara.html

lunedì 13 aprile 2020

Coronavirus, l’Oms: “È 10 volte più mortale dell’influenza del 2009, solo il vaccino può fermarlo. Mascherine saranno la norma”

"Ciò significa - ha sottolineato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus - che le misure restrittive devono essere revocate lentamente e con controllo. Non può accadere tutto in una volta. E solo se la sanità pubblica ha adottato le corrette misure, come una significativa capacità di tracciare i contatti" con i contagiati


“Sappiamo che il Covid-19 si diffonde rapidamente e sappiamo che è 10 volte più mortale del virus responsabile dell’influenza del 2009 (la cosiddetta “suina”, ndr)”. A dirlo è il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che nel corso del briefing sul coronavirus con i giornalisti a Ginevra ha fatto il punto della pandemia di coronavirus nel mondo spiegando che “le prove provenienti da diversi Paesi ci stanno dando un quadro più chiaro di questo virus, come si comporta, come fermarlo e come trattarlo”.”Sappiamo che in alcuni Paesi i casi di Covid19 raddoppiano ogni tre/quattro giorni“, ha proseguito Adhanom Ghebreyesus sottolineando come mentre la diffusione “accelera molto rapidamente, si riduce molto lentamente. In altre parole il calo è molto più lento dell’aumento”.

Continua qui

Contagi, crescita mai così bassa. Ma altri 566 morti.

domenica 12 aprile 2020

CORONAVIRUS: VACCINO anti Covid-19 forse PRONTO prima del previsto. Partita la SPERIMENTAZIONE sull'Uomo

Una macchina che non smette di lavorare. E' quella della scienza e della ricerca. La lotta comune, valida per tutto il mondo che sta affrontando la PANDEMIA, è quella della ricerca di un VACCINO: insomma, si tratta di una vera e propria CORSA contro il TEMPO. Ed è notizia di queste ore secondo cui il VACCINO potrebbe essere pronto PRIMA DEL PREVISTO, in quanto è appena partita la SPERIMENTAZIONE sull'UOMO.La sperimentazione sugli esseri umani è un procedimento molto lungo e anche rischioso: tuttavia questo non ha spaventato Ian Haydon, 29enne specialista in comunicazione alla University of Washington, che si è sottoposto a un primo ciclo di somministrazione del vaccino.

Prima di procedere con le iniezioni, l'azienda che sta sviluppando il farmaco ha fatto firmare a Ian un documento di venti pagine in cui dichiara di essere consapevole dei rischi della sperimentazione; e così, nella mattinata di mercoledì 8 aprile, l'uomo ha ricevuto una prima dose e tra un mese ne riceverà una seconda.


Si tratta di un gesto di grande altruismo, fatto da una persona consapevole dei rischi, ma mossa da una grande volontà di mettersi a disposizione per salvare il pianeta da una grave epidemia.
Ho sentito parlare dello studio da un collega che mi ha riferito del reclutamento e ho inviato le mie informazioni sanitarie. Non mi aspettavo di avere notizie, perché avevano migliaia di domande, ma alla fine hanno scelto me. Sono stato visitato e sottoposto ad analisi, e mi hanno spiegato lo studio. Mi ritengo fortunato a poter fare il volontario per combattere il coronavirus", queste le parole del giovane Ian, intervistato da un reporter della Mit Review.


Fonte

Meteo: ESTATE 2020, sarà VITTORIA sul VIRUS. Ecco con quali PREVISIONI secondo il CENTRO EUROPEO

venerdì 10 aprile 2020

La mascherina appanna gli occhiali? I tre trucchi per evitare che succeda VIDEO

Abituarsi ad indossare la mascherina, in questi tempi di emergenza coronavirus, non è semplice per tutti, soprattutto per chi porta gli occhiali: questi ultimi sanno che andare in giro con i dispositivi di protezione sul viso porta inevitabilmente a incappare in un piccolo disagio, gli occhiali che si appannano e ci costringono ad abbassare la mascherina, a muoverla, insomma a toccarla continuamente.

(...)

Come mostrano i tutorial, ci sono tre metodi diversi. Il primo metodo è quello di spruzzare liquido antiappannante sugli occhiali, lasciarlo agire per qualche secondo, e poi sciacquarli con abbondante acqua: nonostante la mascherina, riuscirete a vedere chiaro. Il secondo metodo è posizionare un fazzoletto di carta sul bordo superiore della mascherina: il terzo, simile al secondo, prevede invece che si pieghi il bordo superiore della mascherina


Continua qui


Coronavirus, come non far appannare gli occhiali quando si indossa la mascherina: i trucchi (video)

giovedì 9 aprile 2020

Gel disinfettante: già partita la produzione al Farmaceutico Militare di Firenze

Gel disinfettante: già partita la produzione al Farmaceutico Militare di Firenze
L'Istituto incaricato dal Ministero per tutta Italia: tempi record e ritmo 2.000 litri al giorno

Gel disinfettante: già partita la produzione al Farmaceutico Militare di Firenze

Istituto farmaceutico miliare di Firenze è già partito con la produzione di gel disinfettante, come stabilito dai recenti provvedimenti del governoDuemila litri al giorno di liquido che saranno distribuiti in tutta Italia. 
La struttura è stata attivata dal Ministero della Difesa per l'emergenza coronavirus. Oltre 700mila euro la spesa autorizzata per produrre il gel che ormai da qualche settimana è praticamente introvabile.
Il gel è un disinfettante prevalentemente per le mani che viene prodotto secondo "la formulazione dell'Organizzazione mondiale della sanità. E' un disinfettante con un'azione virucida, uccide quindi il virus", come ha spiegato in un servizio del Tgr Toscana uno dei responsabili della struttura.
"Stiamo già pensando di farne un'altra formulazione, ma senza glicerina, per usarla negli ambienti e sugli oggetti, un po' come viene fatto con l'alcool a 70 gradi negli ospedali", ha aggiunto. Il gel verrà distribuito dalla protezione civile a tutte le strutture, soprattutto ospedaliere, che ne hanno bisogno.



Continua qui



mercoledì 8 aprile 2020

Comunicazione EMA sull’uso di clorochina e idrossiclorochina nel trattamento del COVID-19

Nella comunicazione allegata l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ribadisce a pazienti e operatori sanitari che la clorochina e l’idrossiclorochina devono essere utilizzati solo negli studi clinici o nei programmi di utilizzo in emergenza per il trattamento del COVID-19.
I due medicinali infatti - attualmente autorizzati per il trattamento della malaria e di alcune malattie autoimmuni - sono oggetto di studio in tutto il mondo poiché potenzialmente in grado di curare la malattia da coronavirus (COVID-19).
Tuttavia, l'efficacia nel trattamento del COVID-19 non è ancora stata dimostrata negli studi e sia clorochina che idrossiclorochina possono avere effetti indesiderati gravi, soprattutto a dosi elevate o in associazione ad altri farmaci.
A tal proposito si richiama la comunicazione AIFA pubblicata il 31 marzo 2020 contenente informazioni di sicurezza per gli operatori sanitari sull'uso appropriato di clorochina e idrossiclorochina nell'impiego per la terapia dei pazienti affetti da COVID-19.

martedì 7 aprile 2020

Coronavirus, gli 11 giorni di Wuhan che avrebbero potuto salvarci dalla pandemia

Sono i giorni più importanti, nella storia di questa polmonite diventata pandemia e la Cina sceglie la strada del negazionismo. Se le autorità avessero agito per tempo i contagi sarebbero stati molto inferiori


Undici giorni. È il tempo passato, a Wuhan, fra la morte di un uomo di 61 anni per Covid19 e l’ammissione pubblica di Zhong Nanshan, epidemiologo cinese, alla tv di stato circa la diffusione di un nuovo virus. Undici giorni fatali per la Cina, e forse per il mondo intero. In quel lasso di tempo, circa 5milioni di persone hanno lasciato la capitale dell’Hubei, muovendosi verso il resto della Cina e il resto del mondo. Portando il contagio ovunque. Diventando, inconsapevolmente, diffusori di una malattia sconosciuta.

Ma andiamo con ordine. La prima vittima ufficiale da Covid19, il sessantunenne di Wuhan, muore il 9 gennaio. Nei giorni precedenti aveva frequentato il mercato alimentare della città, luogo legato a molti dei primi casi di questa pandemia. La sua morte viene annunciata dalla Commissione Sanitaria Municipale due giorni dopo (l'11 gennaio). Le autorità cinesi sono più o meno certe che queste polmoniti fossero state trasmesse da animale a uomo, e che quindi i potenziali infetti erano quelli venuti a contatto con gli animali stessi al mercato cittadino. Nessuno, però, fa trapelare un dettaglio determinante: dopo 5 giorni dalla morte del 61enne, anche la moglie della vittima ha iniziato ad avvertire gli stessi sintomi. E la donna non è mai stata al mercato d Wuhan. Un segnale chiarissimo che il virus misterioso, il nemico sconosciuto, si sta diffondendo da uomo a uomo.

lunedì 6 aprile 2020

Speranza dai ricercatori: il farmaco Ivermectin sarebbe in grado di uccidere il virus

Le analisi sono in fase sperimentale in un ambiente di laboratorio

WELLINGTON - Il farmaco Ivermectin sarebbe in grado di uccidere il Covid-19. La notizia arriva da uno studio pubblicato da alcuni ricercatori dell'Università di Monash, in Australia.
Gli scienziati comunque smorzano l'entusiasmo: il farmaco si è dimostrato efficace in laboratorio, ma l'Ivermectina non può essere utilizzata nell'uomo fino a quando non sono stati completati ulteriori test e studi clinici per confermare l'efficacia del farmaco a livelli sicuri per il dosaggio negli esseri umani.
In ogni caso, i test in una coltura cellulare hanno dimostrato che il farmaco antiparassitario, già disponibile in tutto il mondo, sarebbe in grado di uccidere il virus in 48 ore. «Abbiamo scoperto che una singola dose è in grado di rimuovere tutto l'RNA virale entro 48 ore, ma anche che in sole 24 ore si può notare una riduzione significativa», ha spiegato la dottoressa Kylie Wagstaff, a capo del progetto.

Continua qui

Castagne: proprietà e benefici del frutto contro la stanchezza

  La castagna (Castanea sativa) è il frutto dell’albero del castagno appartenente alla famiglia delle Fagaceae diffuso in tutto il bacino de...