lunedì 1 giugno 2020

Zangrillo: «Clinicamente il coronavirus non esiste più». Locatelli: «Assoluto sconcerto per queste parole»

Lo ha detto il direttore terapia intensiva del San Raffaele di Milano dal punto di vista clinico del virus. Concorda il direttore della clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova

“Clinicamente il nuovo coronavirus non esiste più”. Così Alberto Zangrillo, direttore terapia intensiva del San Raffaele di Milano, a '1/2 ora in più'. “Circa un mese fa sentivamo epidemiologi temere a fine mese-inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dice l'università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio del direttore dell'Istituto di virologia Clementi, lo dice il professor Silvestri della Emory University di Atlanta”.
Secondo il medico del San Raffaele, “i tamponi eseguiti negli ultimi 10 giorni mostrano una carica virale dal punto di vista quantitativo assolutamente infinitesimale rispetto a quelli eseguiti su pazienti di un mese/due mesi fa. Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l'hanno fatta - aggiunge Zangrillo - non si può continuare a portare l'attenzione, anche in modo ridicolo, dando la parola non ai clinici, non ai virologi veri, cioè a che si auto-proclamano professori: il virus dal punto di vista clinico non esiste più”. Lucia Annunziata, la conduttrice della trasmissione, ha replicato: “E' una frase molto forte quella che lei dice professore”. E il clinico di rimando: “La firmo”.
Locatelli: ”Assoluto sconcerto per le parole di Zangrillo”“Non posso che esprimere grande sorpresa e assoluto sconcerto per le dichiarazioni rese dal Professor Zangrillo con frasi quali il 'virus clinicamente non esiste più' e che 'Terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità'”. Lo afferma il presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del comitato tecnico scientifico Franco Locatelli. “Basta guardare al numero di nuovi casi confermati ogni giorno per avere dimostrazione della persistente circolazione in Italia del virus”.
Continua qui

sabato 30 maggio 2020

118, tamponi non sempre rilevano Sars-CoV2

Balzanelli, a Taranto 50% con polmonite Covid negativi 2 volte

I tamponi non sempre riescono a documentare la realtà. Dall'esperienza medica quotidiana emergono sempre più pazienti con polmonite diagnosticata clinicamente ma che risultano negativi a due tamponi successivi.  Come per esempio nella vicenda dell'uomo di 41 anni morto a Chiavari in Liguria il 27 aprile scorso per polmonite da Covid-19 non evidenziato dai test.
Numericamente ancor più evidenti i casi riportati dal presidente nazionale del Sis 118 Mario Balzanelli, a capo della Covid-19 Station del SET 118 di Taranto (dove confluiscono tutti i pazienti sospetti della provincia): "Circa 50 pazienti, precisamente 45 su 100 sono risultati negativi a due tamponi nonostante avessero la malattia", racconta, "quando li abbiamo presi in carico avevano la sintomatologia clinica e il quadro radiologico di polmonite interstizio-alveolare da Covid-19, diagnosticato con la Tac del torace che dava esattamente l'immagine 'a vetro smerigliato' del virus".

giovedì 28 maggio 2020

Coronavirus, polmoni “bruciati dal Covid”: trapiantato un ragazzo di 18 anni. Primo intervento del genere in Europa

Francesco era ricoverato in terapia intensiva dal 6 marzo. Il 30 aprile viene messo in lista, due settimane dopo il donatore. L'operazione è stato eseguita il 18 maggio dai medici del Policlinico di Milano sotto il coordinamento del Centro nazionale trapianti, e pochi giorni dopo replicata a Vienna

Due mesi attaccato al respiratore a soli 18 anni, con i polmoni ormai seriamente compromessi dal Covid-19. Poi il tentativo dei medici del Policlinico di Milano per salvare la vita di Francesco: un trapianto di polmoni, mai effettuato in Europa ma già tentato in Cina. L’intervento è andato a buon fine e ora il ragazzo sta affrontando la convalescenza.
Francesco comincia a star male il 2 marzo, con i sintomi del coronavirus: il 6 marzo viene ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale San Raffaele. Due giorni dopo è già intubato, attaccato al respiratore, e dal 23 è collegato alla macchina Ecmo per la circolazione extracorporea. Ma i medici sono preoccupati per lo stato dei polmoni, aggrediti dal virus tanto da essere irrimediabilmente compromessi: confrontandosi con i colleghi del Policlinico, decidono di provare un intervento mai eseguito fino ad ora su un paziente Covid in Europa. Gli unici precedenti sono rari interventi eseguiti in Cina. I medici allertano il Centro Nazionale Trapianti, e il 30 aprile Francesco viene messo in in lista di attesa . Dopo due settimane, la chiamata: un donatore da fuori regione, negativo e compatibile.
L’intervento è stato eseguito il 18 maggio dai medici del Policlinico di Milano, sotto il coordinamento del Centro nazionale trapianti – che in una nota parla di “un successo che appartiene a tutto il Servizio sanitario nazionale” – insieme al Centro regionale trapianti e il Nord Italia transplant program. Il record europeo va però condiviso con Vienna, che quasi contemporaneamente ha effettuato un simile trapianto. Un’operazione particolarmente complessa, sia per le precauzioni raddoppiate, sia per le condizioni in cui si trovavano i polmoni sia per le condizioni degli organi del ragazzo, ormai “lignei estremamente pesanti e in alcune aree del tutto distrutti”, come ha spiegato Mario Nosotti, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia toracica dell’Università Statale di Milano.
Continua qui

martedì 26 maggio 2020

Coronavirus, polmoni a rischio per 6 mesi

Polmoni a rischio per almeno 6 mesi dopo essere guariti da Covid-19, mentre il 30% dei pazienti avrà problemi respiratori cronici. Secondo gli esperti, infatti, l'infezione potrebbe lasciare strascichi a lungo termine sulla funzionalità respiratoria e talvolta comprometterla in modo irreversibile, soprattutto nei pazienti usciti dalla terapia intensiva. E' il preoccupante scenario che arriva dal convegno digitale della Società italiana di pneumologia (Sip), durante il quale sono stati messi a confronto i primi dati di follow-up raccolti nel nostro Paese e dai medici cinesi con gli esiti di pazienti colpiti da Sars nel 2003.

Da questo confronto emerge che l'infezione polmonare da coronavirus può lasciare un'eredità cronica sulla funzionalità respiratoria: si stima che in media in un adulto possano servire da 6 a 12 mesi per il recupero funzionale, che per alcuni però potrebbe non essere completo. Dopo la polmonite da Covid-19 potrebbero perciò essere frequenti alterazioni permanenti della funzione respiratoria, ma soprattutto segni diffusi di fibrosi polmonare: il tessuto respiratorio colpito dall'infezione perde le proprie caratteristiche e la propria struttura normale, diventando rigido e poco funzionale, comportando sintomi cronici e necessità, in alcuni pazienti, di ossigenoterapia domiciliare. La fibrosi polmonare potrebbe diventare perciò il pericolo di domani per molti sopravvissuti a Covid-19 e rendere necessario sperimentare nuovi approcci terapeutici come i trattamenti con cellule staminali mesenchimali.

Continua qui

Coronavirus, in Italia 78 morti nelle ultime 24 ore

Covid 19. "Abbiamo isolato il virus, è meno forte". Svolta in laboratorio: ecco le prove

La rivelazione del presidente dei virologi, Caruso: la variante studiata dai miei ricercatori a Brescia è poco aggressiva. "Prima il morbo era una bomba, ora i tamponi sono appena positivi. E anche chi ha una carica virale forte, non ha sintomi"

Brescia, 26 maggio 2020 - Finalmente si può dire: il virus è diventato meno aggressivo in questo fine maggio italiano. Ci pensa il professore Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), a dare una svolta decisa, grazie soprattutto a una scoperta scientifica. "Sì, il nuovo Coronavirus sta perdendo forza", spiega il virologo, dopo che nel laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili a Brescia, da lui diretto, è stata isolata una variante di virus Sars-CoV-2 "estremamente meno potente, più ‘buona’".
"Mentre i ceppi virali che siamo stati abituati a vedere in questi mesi, che abbiamo isolato e sequenziato, sono bombe biologiche capaci di sterminare le cellule bersaglio in 2-3 giorni – spiega l’esperto –, questo per iniziare ad attaccarle ha bisogno minimo di 6 giorni": il doppio del tempo.
La notizia sarà oggetto di pubblicazione scientifica, ma Caruso vuole anticiparla "per lanciare un messaggio di speranza. Queste varianti virali più attenuate dovrebbero diventare il futuro della probabile evoluzione di Covid-19". Che il nuovo Coronavirus si stia indebolendo è sotto gli occhi di tutti, come dimostrano i bollettini quotidiani che riportano un numero di contagi progressivamente in calo, ma soprattutto le terapie intensive degli ospedali che via via si svuotano. "È tanto vero che sta perdendo forza – sottolinea Caruso, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’università degli Studi di Brescia – che ogni giorno vediamo tamponi naso-faringei positivi non più in modo forte, bensì debole". La prova molecolare di "infezioni molto leggere, quasi inapparenti. Si vede il virus in dosi molto, molto ridotte".
Continua qui

domenica 24 maggio 2020

Lunedì inizia l’indagine di sieroprevalenza per capire la reale diffusione del Coronavirus: i cittadini selezionati verranno contattati telefonicamente

Coronavirus, lunedì inizia un grande test di sieroprevalenza in tutt'Italia: ecco come funzionerà


Ministero della Salute e Istat, con la collaborazione della Croce Rossa Italiana, a partire da lunedì 25 maggio, avvieranno un’indagine di sieroprevalenza dell’infezione da virus Sars-CoV-2 per capire quante persone nel nostro Paese abbiano sviluppato gli anticorpi al nuovo coronavirus, anche in assenza di sintomi. Il test verrà eseguito su un campione di 150mila persone residenti in duemila Comuni, distribuite per sesso, attività e sei classi di età. Gli esiti dell’indagine, diffusi in forma anonima e aggregata, potranno essere utilizzati anche per altri studi scientifici e per l’analisi comparata con altri Paesi europei. Per ottenere risultati affidabili e utili è fondamentale che le persone selezionate per il campione aderiscano. Partecipare non è obbligatorio, ma conoscere la situazione epidemiologica nel nostro Paese serve a ognuno di noi. Le persone selezionate saranno contattate al telefono dai centri regionali della Croce Rossa Italiana per fissare, in uno dei laboratori selezionati, un appuntamento per il prelievo del sangue. Il prelievo potra’ essere eseguito anche a domicilio se il soggetto e’ fragile o vulnerabile.
Al momento del contatto verrà anche chiesto di rispondere a uno specifico questionario predisposto da Istat, in accordo con il Comitato tecnico scientifico.

martedì 19 maggio 2020

CORONAVIRUS: il COVID-19 INFETTA pure la PELLE. Ecco l'incredibile SCOPERTA

Il nuovo coronavirus, oltre ai polmoni attacca anche altre parti del nostro corpo, come occhi, cuore e fegato. Ma non solo: una sempre più crescente mole di studi suggerisce che i pazienti affetti da COVID-19 mostrano anche sintomi della pelle, o meglio eruzioni cutanee che possono manifestarsi in varie forme: alcune sono come piccole macchie rosse, mentre altre somigliano a lesioni più estese.
Nonostante tutto, precisano gli esperti, è troppo presto per poter dire se queste eruzioni cutanee sono causate dal nuovo coronavirus o se invece sono correlate ad altri fattori.
"Questa è davvero una domanda da un milione di dollari", spiega Kanade Shinkai, professoressa di dermatologia all’Università della California di San Francisco in un editoriale appena pubblicato su Jama Dermatology, che aggiunge: "Non è chiaro se le lesioni cutanee che osserviamo siano in realtà una manifestazione diretta del coronavirus nella pelle, o se siano per esempio una reazione dovuta alla forte risposta del sistema immunitario".

lunedì 18 maggio 2020

Vaccino Covid, dagli Usa l’annuncio di Moderna: “Positivo test sui volontari, hanno sviluppato gli anticorpi”

La società biotech statunitense Moderna ha annunciato - in anticipo rispetto alla tabella di marcia - i risultati promettenti dei primi test di sicurezza sull'uomo del suo candidato vaccino, in fase di sviluppo in collaborazione con il Niaid, l'Istituto nazionale di allergie e malattie infettive guidato dal virologo Anthony Fauci. L'azienda ha anche illustrato un piano per un ampio studio clinico "a luglio", per dimostrare l'efficacia del prodotto in sperimentazione.


La società ha riferito che in otto pazienti, seguiti per un mese e mezzo, il vaccino a dosi basse e medie ha innescato livelli ematici di anticorpi specifici simili o superiori a quelli riscontrati nei pazienti guariti. Il plasma  ricco di anticorpi donato da pazienti guariti viene testato separatamente per determinare se si tratta di una terapia efficace per Covid-19. Inoltre il candidato vaccino avrebbe finora dimostrato di essere sicuro e ben tollerato, a parte il rossore nel sito di iniezione per un paziente e alcuni sintomi sistemici in tre pazienti trattati con la dose più alta, ha spiegato l'azienda.

I dati provvisori annunciati oggi arrivano da una sperimentazione clinica volta a dimostrare la sicurezza del vaccino sperimentale e a selezionare la dose corretta. Al momento non sono stati dati dettagli circa le dimensioni o la durata del grande studio che inizierà a luglio, che sarà cruciale per stabilire se il vaccino è sicuro ed efficace.

Continua qui

Azienda Usa, dati positivi da primi test



giovedì 14 maggio 2020

Kawasaki e Covid, lo studio sui bambini di Bergamo pubblicato su Lancet

In troppi bambini con una sindrome rara e i medici si allarmano, poi le segnalazioni dei pediatri e lo studio. E adesso la più prestigiosa rivista internazionale. E i medici lanciano un monito: "Attenzione a ridurre le misure di distanziamento nei più piccoli"


Lo studio sui bambini italiani colpiti dalla sindrome di Kawasaki, malattia infiammatoria piuttosto rara, è approdato su Lancet, una delle più prestigiose riviste internazionali. Lo studio è stato condotto dai pediatri dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che si erano insospettiti di fronte a numeri molto alti di una malattia che invece si diagnostica raramente. In un solo mese all'ospedale bergamasco avevano registrato tanti casi quanti ne vedevano in tre anni. Troppi per essere un caso.

Continua qui


Coronavirus e malattia di Kawasaki, l'allarme dei pediatri italiani


venerdì 8 maggio 2020

Coronavirus, l’immunologa Antonella Viola: “La cura al plasma ha effetti collaterali e non è poco costosa”

L’immunologa Viola: “Cura al plasma costosa”

Antonella Viola, immunologa dell’Istituto di Ricerca Pediatrica (IRP) di Padova e ospite fissa della trasmissione Piazzapulita, durante la puntata di giovedì 7 maggio del programma di La7 ha espresso le sue perplessità sulla cura al plasma, che tanto sta facendo discutere da quando la prima sperimentazione all’Ospedale di Mantova ha dato riscontri confortanti. L’immunologa ha voluto fare chiarezza, smentendo le teorie del complotto circolate sui social secondo cui governo e case farmaceutiche vorrebbero nascondere gli effetti benefici della plasmaterapia. Anche Matteo Salvini, negli scorsi giorni, ha pubblicato con insistenza post e tweet in cui parla della cura sperimentata dal professore Giuseppe De Donno, chiedendosi perché l’esecutivo non l’abbia adoperata in modo più estensivo, addirittura come un rimedio che possa essere sostituito al vaccino.
“C’è stato un gran discutere sul plasma come di qualcosa di sostitutivo al vaccino. È una cura, non è una prevenzione. E non è una novità, la conosciamo da 100 anni, ma non è né semplice né poco costosa. Ha effetti collaterali e non è qualcosa che le case farmaceutiche stanno nascondendo”, ha sottolineato Viola. 

Continua qui

Rezza a TPI: “La terapia al plasma? Funziona ma non sostituisce il vaccino”





Coronavirus, la foto del virus cambia tutto: si muore per insufficienza renale

La straordinaria scoperta dell'istituto "Mario Negri", stravolge tutte le teorie: non solo i problemi respiratori causano i decessi

Coronavirus, la foto del virus cambia tutto: si muore per insufficienza renale

L'emergenza Coronavirus prosegue senza sosta in Italia, la malattia continua a farla da padrona e le cause e i rimedi sono ancora allo studio. In attesa di un vaccino per il quale servirà almeno un anno, tutti gli ospedali studiano soluzioni alernative, con farmaci sperimentali e terapie delle più svariate. Ma potrebbe esserci stata una svolta, dopo una scoperta fatta analizzando la foto di un'autopsia. "La causa della morte non è solo l’insufficienza respiratoria ma in moltissimi casi è l’insufficienza renale". E' stato, infatti, immortalato per la prima volta in Europa il coronavirus all’interno di una cellula renale. La scoperta - si legge sul Corriere della Sera - arriva dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche «Mario Negri» di Bergamo. I ricercatori hanno individuato il virus in un campione proveniente da un’autopsia eseguita su un paziente morto al Giovanni XXIII.

giovedì 7 maggio 2020

Coronavirus: pronto il test della saliva, riflettori sul plasma

Elaborato da equipe Asst Sette Laghi e Università Insubria impiega dai 3 ai 6 minuti. Sarà presto messo in commercio con un vero e proprio kit


Il Test rapido salivare (Trs) in grado di rilevare il Coronavirus "in pochissimi minuti funziona e sarà presto messo in commercio con un vero e proprio kit". È quanto rende noto l'Azienda Sanitaria Territoriale dei Sette Laghi, in collaborazione con l'Università dell'Insubria di Varese. 
Il nuovo strumento in grado di diagnosticare la positività al Covid-19 attraverso la saliva, "impiegando dai 3 ai 6 minuti", funziona analogamente a un test di gravidanza. La saliva viene raccolta su una striscia di carta assorbente e trattata con un apposito reagente: se compare una banda, il soggetto è negativo, se due bande, è positivo. Secondo la nota dell'Università dell'Insubria e dell'Asst dei Sette Laghi, sarà in grado di diagnosticare la positività anche su soggetti asintomatici, peculiarità importante alla luce della progressiva riapertura delle attività produttive. A dirigere l'equipe che ha messo a punto il test sono stati il rettore dell'università Angelo Tagliabue, professore di Odontostomatologia, e Paolo Grossi, infettivologo referente regionale e ministeriale per l'emergenza Covid-19, su input del ricercatore di Odontoiatria Lorenzo Azzi e del professor Mauro Fasano, esperto in Biochimica. La realizzazione dei reagenti e dei kit è avvenuta nei laboratori dell'Insubria a Busto Arsizio (Varese) ed è stata coordinata dalla ricercatrice Tiziana Alberio.
Intanto il vaccino jolly, perché protegge da 10 ceppi virali isolati in diversi Paesi (Italia inclusa), funziona su topi e macachi. Il vaccino cinese PiCoVacc è basato su una forma purificata del virus SarsCoV2. 
Sotto i riflettori invece la cura con il plasma.  L'uso del plasma da convalescenti come terapia per il Covid-19 è attualmente oggetto di studio in diversi paesi del mondo, Italia compresa. Questo tipo di trattamento non è da considerarsi al momento ancora consolidato perché non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste sulla sua efficacia e sicurezza, che potranno essere fornite dai risultati dei protocolli sperimentali in corso". Lo scrive il ministero della Salute sul portale 'Donailsangue', dedicato ai donatori. "Il plasma da convalescenti è già stato utilizzato in passato per trattare diverse malattie - spiega la Faq sul sito, gestito dal Centro Nazionale Sangue - e, in tempi più recenti, è stato usato, con risultati incoraggianti, durante le pandemie di SARS ed Ebola". La terapia con plasma da convalescenti, spiega il sito, prevede il prelievo del plasma da persone guarite dal Covid-19 e la sua successiva somministrazione (dopo una serie di test di laboratorio, anche per quantizzare i livelli di anticorpi "neutralizzanti", e procedure volte a garantirne il più elevato livello di sicurezza per il ricevente) a pazienti affetti da Covid-19 come mezzo per trasferire questi anticorpi anti-SARS-Cov-2, sviluppati dai pazienti guariti, a quelli con infezione in atto.
Continua qui

mercoledì 6 maggio 2020

È stato trovato un anticorpo da usare come terapia contro il coronavirus

È un anticorpo neutralizzante, non un vaccino, e potrebbe essere usato per quella che si chiama immunoterapia passiva. "Il coronavirus sembra comunque ridurre la sua potenza virologica e dare delle sindromi meno gravi" dice Francesco Le Foche, immunologo clinico


Non è ancora certo che il coronavirus sviluppi anticorpi di protezione, se, cioè chi si è ammalato sia protetto contro la possibilità di ammalarsi di nuovo, ma gli scienziatio hanno fatto un importante passo avanti nella terapia per il Covid-19  
"Questo virus ancora non ci dice con certezza se sviluppa anticorpi di protezione o meno" ha detto Francesco Le Foche, immunologo clinico, intervenendo ai microfoni di Rai Radio2, "Dobbiamo essere molto cauti sull'interpretazione di questi test sierologici. Certo è che ci sono dei progressi importantissimi, come per esempio l'anticorpo chimera, il cui nome tecnico è 47d11, un anticorpo un po' particolare che ci dice essere sicuramente neutralizzante. Questa è una notizia importante. L'università di Utrecht, in Olanda, ha pubblicato su Nature, di aver sviluppato un anticorpo monoclonale. Un anticorpo fatto in laboratorio, che si può riprodurre continuativamente".

Castagne: proprietà e benefici del frutto contro la stanchezza

  La castagna (Castanea sativa) è il frutto dell’albero del castagno appartenente alla famiglia delle Fagaceae diffuso in tutto il bacino de...