C’è chi la scarta senza pensieri, per altri è la
parte più gustosa, ma le croste di formaggio si può sempre
mangiare? Alcune sono facili da riconoscere e scartare perché si tratta
di rivestimenti costituiti da cere (come per il Gouda, l’Edamer, alcune
caciotte e pecorini semistagionati), da tessuto (come in una varietà di
Cheddar) o da altri materiali non commestibili (come nei pecorini e
nella toma affinati nella paglia o nel formaggio sardo con l’argilla).
Più difficile è invece capire come comportarsi con
tutte le altre croste. Per esempio sono da evitare le croste di
formaggio trattate con l’E235 (natamicina), un conservante con funzione
antifungina impiegato in particolare per il trattamento superficiale di
formaggi a pasta dura e semidura, come alcuni pecorini. Lo stesso
trattamento è effettuato anche sulle superfici di alcuni prodotti di
capra freschi o i DOP quali l’Asiago, il Montasio e il Piave. In tutti
questi casi leggere l’etichetta può esserci d’aiuto, visto che queste
sostanze vanno segnalate.
“Per quanto riguarda le altre croste, in linea generale
sono commestibili – spiega Antonello Paparella, microbiologo alimentare
dell’Università di Teramo – ma alcune sono poco palatabili per via del
sapore o della consistenza come nel caso della Fontina e del
Caciocavallo Silano. Tuttavia le croste di alcuni celebri formaggi
stagionati, come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, non sono
utilizzabili direttamente a causa della loro consistenza ma possono
essere consumate cotte. Basta lavarle con cura ed eliminare lo strato
esterno con una grattugia o un coltello, fino a far scomparire le
scritte, per utilizzare la parte rimanente come gustoso ingrediente di
zuppe e minestre.”
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